ISRAELE PALESTINA

http://www.lanuovabq.it/it/home.htm
LA COMETA RAGGIUNTA
Missione Rosetta (rappresentazione grafica)
Missione Rosetta, un grande passo per l'umanità

La Missione Rosetta ha conseguito un successo storico, agganciando una cometa e iniziando a studiarla. Eppure non mancano i "gufi" e gli scettici dell'esplorazione spaziale. Non fra i cattolici e fra chi ha una cultura "medioevale", ma proprio fra i progressisti. Gli stessi che stanno affossando i programmi spaziali negli Usa.
di Stefano Magni

LAOS, PAKISTAN, INDIA
Radicale indù
Cristiani perseguitati, ma saldi nella fede

I cristiani non sono perseguitati solo in Iraq e in Nigeria, dove le loro sofferenze fanno notizia. Subiscono anche una silenziosa e quotidiana violenza in tutte le terre in cui sono minoranza. Le ultime due settimane sono piene di episodi di deportazioni, aggressioni fisiche e conversioni forzate di cristiani, in Laos, Pakistan e India.
di Anna Bono
http://www.lanuovabq.it/it/home.htm

PIRANDELLO. GENIO DEL NOVECENTO/ 3
Luigi Pirandello
Da cosa nasce l'arte? Dall'osservazione della realtà

L'arte nasce da una finestra spalancata sulla realtà con quella potenza efficace che gli fornisce la ragione, da intendersi come un'apertura alla realtà che tenga in debita considerazione tutti i fattori. Da questo punto di vista, Pirandello sembra concordare con altri grandi geni del passato come Dante, Shakespeare e Manzoni.
di Giovanni Fighera

PAPA
Papa Francesco
«Aborto ed eutanasia, peccati contro il Creatore»

«Il pensiero dominante propone a volte una 'falsa compassione': quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l'aborto, un atto di dignità procurare l'eutanasia, una conquista scientifica 'produrre' un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono... La fedeltà al Vangelo richiede scelte coraggiose, fino all'obiezione di coscienza». Lo ha detto papa Francesco ai medici cattolici.
di Massimo Introvigne http://www.lanuovabq.it/it/home.htm
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Il Papa condanna la devastazione del gender «I bimbi hanno diritto a mamma e papà»
di Massimo Introvigne18-11-2014 Papa Francesco. Papa Francesco ha aperto il Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna, promosso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in risposta alle sollecitazioni di vari episcopati che chiedevano alla Santa Sede di approfondire la sfida lanciata dall'ideologia del gender. In un ampio discorso, il Pontefice ha riflettuto sulla nozione di complementarietà e ha rivendicato il diritto dei bambini a «crescere in una famiglia con un papà e una mamma», rifiutando ideologie che hanno prodotto una terribile «devastazione spirituale e materiale».
La «complementarietà» che dà il titolo al colloquio vaticano, ha detto il Papa, è oggi vista con sospetto: ma, al contrario, «è una parola preziosa». A ben guardare, ne troviamo il fondamento nella Sacra Scrittura, nella Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, «dove l'apostolo dice che lo Spirito ha dato a ciascuno doni diversi in modo che, come le membra del corpo umano si completano per il bene dell'intero organismo, i doni di ognuno possono contribuire al bene di tutti (cfr 1 Cor 12)». Pertanto, «riflettere sulla complementarietà non è altro che meditare sulle armonie dinamiche che stanno al centro di tutta la Creazione. E questa è la parola chiave: armonia. Tutte le complementarietà il Creatore le ha fatte perché lo Spirito Santo, che è l'autore dell'armonia, faccia questa armonia».
Le complementarietà e le differenze sono dunque create e volute da Dio. «Opportunamente», ha proseguito il Pontefice, il colloquio mette al centro la forma di complementarietà oggi più contestata, quella fra uomo e donna. «In effetti, questa complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia, che è la prima scuola dove impariamo ad apprezzare i nostri doni e quelli degli altri e dove cominciamo ad apprendere l'arte del vivere insieme. Per la maggior parte di noi, la famiglia costituisce il luogo principale in cui incominciamo a "respirare" valori e ideali, come pure a realizzare il nostro potenziale di virtù e di carità. Allo stesso tempo, come sappiamo, le famiglie sono luogo di tensioni: tra egoismo e altruismo, tra ragione e passione, tra desideri immediati e obiettivi a lungo termine. Ma le famiglie forniscono anche l'ambito in cui risolvere tali tensioni: e questo è importante».
Complementarietà, ha spiegato il Papa, non significa imprigionare l'uomo e la donna in stereotipi che rischiano di diventare caricaturali. «Quando parliamo di complementarietà tra uomo e donna in questo contesto, non dobbiamo confondere tale termine con l'idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico. La complementarietà assume molte forme, poiché ogni uomo e ogni donna apporta il proprio contributo personale al matrimonio e all'educazione dei figli. La propria ricchezza personale, il proprio carisma personale, e la complementarietà diviene così di una grande ricchezza. E non solo è un bene, ma anche è bellezza». Oggi, però, si contesta non questa o quella rappresentazione della complementarietà fra l'uomo e donna, ma la stessa nozione di complementarietà. E questo avviene perché «nel nostro tempo il matrimonio e la famiglia sono in crisi. Viviamo in una cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico».
Di fronte a «questa rivoluzione nei costumi e nella morale» siamo chiamati, ha affermato Papa Francesco, a dare un giudizio. E questo giudizio è negativo. La rivoluzione antropologica «ha spesso sventolato la bandiera della libertà – fra virgolette – ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sempre sono loro che soffrono di più, in questa crisi». Inoltre, «la crisi della famiglia ha dato origine a una crisi di ecologia umana, poiché gli ambienti sociali, come gli ambienti naturali, hanno bisogno di essere protetti». Mentre molti hanno compreso che è importante proteggere gli ambienti naturali, «nella nostra cultura, anche nella nostra cultura cattolica, siamo lenti nel riconoscere che anche i nostri ambienti sociali sono a rischio. È quindi indispensabile promuovere una nuova ecologia umana», non meno importante dell'ecologia che si occupa di proteggere la natura.
I «beni immateriali» sono «i pilastri fondamentali che reggono una nazione», e il pilastro decisivo è la famiglia. «La famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale». Il Papa ha citato il numero 66 dell'esortazione apostolica Evangelii gaudium, dove definisce «indispensabile» un contributo del matrimonio alla società che «superi il livello dell'emotività e delle necessità contingenti della coppia». La Chiesa proclama, per quanto oggi sia poco popolare, la «verità riguardante il matrimonio: che cioè l'impegno definitivo nei confronti della solidarietà, della fedeltà e dell'amore fecondo risponde ai desideri più profondi del cuore umano». E si rivolge ai giovani, perché «non si lascino coinvolgere dalla mentalità dannosa del provvisorio» e abbiano «il coraggio di cercare un amore forte e duraturo, cioè di andare controcorrente».
Il Papa ha poi insistito sul fatto che «i bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva». Questo è oggi negato da «concetti ideologici» che funzionano come una «trappola». «La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura… E noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica che soltanto hanno forza in un momento della storia, e poi cadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia. Ma non lasciarsi qualificare così da questo o da altri concetti, di natura ideologica».
L'impegno della Chiesa è «rafforzare l'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio come un bene unico, naturale, fondamentale e bello per le persone, le famiglie, le comunità e le società». Smentendo voci giornalistiche su presunti dissensi su questo evento fra il Papa e l'episcopato americano, Francesco ha infine voluto pubblicamente «confermare che, a Dio piacendo, nel settembre 2015 mi recherò a Filadelfia per l'ottavo Incontro Mondiale delle Famiglie». - Matrimonio, la lezione di san Giovanni Paolo II
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-papa-condanna-la-devastazione-del-genderi-bimbi-hanno-diritto-a-mamma-e-papa-10968.htm
«Nessuna scusa alla lobby gay» Inviamo email alla Curia di Milano
di Riccardo Cascioli17-11-2014 Mail alla Curia di Milano Il caso delle scuse della Curia di Milano - per la lettera ai professori di religione in cui si chiedeva di far sapere in quali scuole si svolgono programmi finalizzati a diffondere l'ideologia gender – non cessa di provocare reazioni. Al punto che sabato Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, ha invitato a inviare mail alla Curia di Milano (irc@diocesi.milano.it) con un semplice messaggio: «Noi non ci scusiamo. Vogliamo sapere». Anche noi invitiamo a scrivere allo stesso indirizzo, ma con un messaggio un po' diverso, di cui parleremo più avanti.
Il punto di partenza è infatti il notare una novità in quanto sta accadendo. Nelle ultime settimane infatti, a piegare la testa davanti alla pressione omosessualista sono vescovi che pure anche recentemente hanno tenuto posizioni chiare, sostenendo pubblicamente l'unicità della famiglia naturale contro attacchi fuori e dentro la Chiesa. Così si rimane spiazzati nel vedere monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, scusarsi per colpe non commesse, solo cedendo davanti all'aggressione verbale di giornali laicisti e organizzazioni omosessualiste.
E non ci si può non chiedere il perché questo accada. Certo, la pressione esterna è forte e - nel caso di Milano – non deve essere piacevole scoprire che i primi a tradire la missione educativa sono alcuni insegnanti di religione, talmente vigliacchi da passare documenti riservati a Repubblica invece che affrontare a viso aperto il responsabile della Curia e casomai contestare la lettera inviata. Del resto ce lo si poteva aspettare visto che molti insegnanti di religione sono stati formati alla scuola del cardinale Carlo Maria Martini, che con Repubblica flirtava e secondo cui su questi temi «la Chiesa è in ritardo di duecento anni».
Forse, anche nei vescovi meglio intenzionati subentra un senso di solitudine quando ci si vede circondati da ogni parte e traditi all'interno. E si cede. Forse è per questo. In ogni caso è giusto far sentire a questi pastori che – sebbene i media facciano credere il contrario – c'è ancora un popolo cristiano che segue fedelmente il magistero della Chiesa, è impegnato nello sforzo educativo, e chiede ai suoi pastori una guida sicura e decisa. Per questo è utile anche inviare mail, non tanto per condannare o per insegnare all'arcivescovo il suo mestiere, ma per fare sentire che c'è un popolo che lo sostiene nel resistere alla violenza del mondo e che vive in prima persona la responsabilità educativa, in famiglia e nella scuola. Per questo anche io personalmente ho inviato una mail all'indirizzo irc@diocesi.milano.it con questo testo: «Nessuna scusa a chi vuole manipolare i nostri figli. La Chiesa non può abdicare al compito educativo». E invito tutti a fare altrettanto.
La questione educativa appunto. È proprio su questo punto che si è consumato il pasticcio della diocesi milanese. L'ufficio della Curia che si occupa dell'insegnamento della religione cattolica si è scusato per avere usato un linguaggio inappropriato. Ma rileggiamo la lettera incriminata, quella che ha fatto parlare di "schedatura" delle scuole da parte della Chiesa milanese:
«Cari colleghi, come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un'idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale. Per valutare in modo più preciso la situazione e l'effettiva diffusione dell'ideologia del "gender", vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte».
Cosa c'è di inappropriato in questo testo? Assolutamente nulla, né nella descrizione del fenomeno – assolutamente oggettiva – né nella volontà di capire quanto sia esteso. Per comprendere l'assurdità della canea scatenata da Repubblica e soci basti pensare cosa sarebbe successo se la lettera avesse avuto questo contenuto: «Cari colleghi, come sapete in tempi recenti alcuni alunni di scuole italiane sono state vittima del bullismo omofobico. Per valutare in modo più preciso…». Applausi a scena aperta, «la Chiesa è più avanti del governo», proposta del Nobel per la Pace per l'arcivescovo e via di questo passo.
Pensiamo invece a cosa ha detto recentemente papa Francesco: «Vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del "pensiero unico". Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: "A volte, non si sa se con questi progetti - riferendosi a progetti concreti di educazione - si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione"» (Alla Delegazione dell'Ufficio Internazionale Cattolico dell'Infanzia, BICE, 11 aprile 2014).
E di fronte alla chiarezza di queste parole si può ragionevolmente chiedere scusa solo per aver cercato di capire quanto siano vere? Di essersi mobilitati - con molta discrezione e senza fretta - per porre riparo a questi moderni campi di rieducazione?
L'educazione dei nostri figli non spetta allo Stato e tantomeno all'Arcigay. Spetta anzitutto alle famiglie; e la Chiesa ha tutto il diritto di formare i suoi insegnanti e prepararli a riconoscere e affrontare la gravità dell'ideologia che sta penetrando nella scuola. Ci sono tanti insegnanti che già sono seriamente impegnati in questa decisiva missione educativa. Come potranno affrontare l'ostilità e le imboscate del mondo se appare evidente che al primo baubau saranno mollati da curie e vescovi?
È bene dunque che la Curia di Milano riprenda chiaramente in mano la situazione e magari chiarisca anche cosa ci sarebbe di inappropriato nel linguaggio usato.
E a proposito di chiarimenti, oggi se ne impone uno anche al cardinale Scola. Sabato, a margine di un dibattito su tutt'altro tema, è tornato sulla vicenda della lettera ai prof di religione rivendicando da una parte il diritto a impostare certi problemi secondo la prospettiva cattolica, ma anche facendo questa affermazione: «La Chiesa è stata lenta sulla questione omosessuale». È la seconda volta in poche settimane che esprime questo concetto, almeno a quanto riportato dai giornali. Un mese fa, in un'intervista a Repubblica aveva infatti affermato: «È fuori dubbio che siamo stati lenti nell'assumere uno sguardo pienamente rispettoso della dignità e dell'uguaglianza delle persone omosessuali».
Allora il direttore di Culturacattolica.it, don Gabriele Mangiarotti, aveva reagito così: «Sono sacerdote da 40 anni, e ho incontrato, nel dialogo e nella confessione, tante persone omosessuali. In questo ministero mi ha aiutato l'atteggiamento della Chiesa, del Catechismo, e mi è sempre sembrato un sostegno che, nella verità e nella misericordia, ha aiutato le persone a un cammino umano e cristiano. E in questo non mi sono trovato né lento né poco rispettoso. E con me tanti altri confratelli. Non capisco proprio questo continuo mea culpa per colpe che non ho commesso!».
Allora, per uscire dall'ambiguità è bene che il cardinale Scola chiarisca cosa intenda per "lentezza" della Chiesa. Se leggo il Catechismo, non ci sono spazi per equivoci riguardo al rispetto e alla dignità delle persone con tendenze omosessuali. Né ci sono documenti che incitino alla discriminazione o siano accondiscendenti con eventuali violenze. Piuttosto, se guardiamo la situazione di tanti seminari, la realtà di alcune diocesi e settori della Chiesa, dovremmo piuttosto dire che c'è un colpevole ritardo nel rendersi conto della pericolosità di una certa acquiescenza nei confronti dell'omosessualità praticata e teorizzata. A maggior ragione, certe affermazioni stonano considerando l'omosessualizzazione forzata in atto nella nostra società.
Per cui chiediamo ancora una volta al cardinale Scola di parlare con chiarezza: cosa intende concretamente per «lentezza della Chiesa sulla questione omosessuale»?
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TUTTA LA IPOCRISIA CRIMINALE: OMICIDA, DI UNA PRESUNTA LIBERTà DI RELIGIONE, IN TUTTA LA LEGA ARABA: DEI CRIMINALI, DOGMATICI MANIACI RELIGIOSI: PIù PERICOLI DI HITLER: TUTTI I NAZISTI SHARIAH PROTETTI DA ONU! ] [ Jordan deports American pastor, assistant's eviction pending. Published: November 14, 2014
Grace Church in Amman, JordanGrace Church in Amman, Jordan
World Watch Monitor. The Jordanian government without explanation jailed and deported an American pastor who has lived there for 16 years.
Jody Miller, pastor of Grace Church in Amman, was deported back to the United States on Nov. 6. His wife remains in Jordan. He is appealing the decision to the Jordanian Royal Court.
Miller was called in to the GID, Jordan's General Intelligence Department, for an interview with security officials on Nov. 4. According to his account, no interview took place. He sat for several hours, then officials came and handcuffed and blindfolded him, taking him to a jail cell.
Two days later he was deported from Jordan at his own expense.
Security officials are about to deport his assistant pastor, an Egyptian Christian named Maged. On Sunday, Nov. 9, Maged's passport was taken by GID officials, who ordered him to report to the Intelligence Department on Nov. 13.
After Maged reported to the Capitol Police Station in central Amman, church members confirmed to Miller that he was being held there as of Friday, Nov. 14. Intelligence officials would not allow him a visit or a message but stated he would be deported Saturday night or Sunday.
Officials said they will send him overland to Aqaba, a coastal city situated at the northeastern tip of the Red Sea. Maged then will be sent by ship back to Egypt.
"Their campaign is clearly seeking to close the church," Miller told World Watch Monitor.
Grace Church has provided humanitarian aid for the flood of Iraqi and Syrian refugees fleeing the Islamic State, also known as ISIS. Approximately 620,000 Syrian refugees and 30,000 Iraqis currently reside in Jordan.
King Abdullah II of Jordan, who has made the continued presence of non-Muslim religions in the Middle East a talking point in recent years, has also welcomed Iraq's Christians. Thousands fled Mosul in July when the Sunni militant group gave them the choice of conversion, paying a tax, or death.
Miller said his church spent more than $100,000 in aid last year for refugees. They gave them food, blankets, and mattresses. It currently assists 150 families a month.
Grace has provided refugee relief since 1995, but its efforts have increased since the Syrian civil war began in 2011, causing thousands to flee to Jordan.
But the pastor believes that his work among Christians and Muslims alike raised the ire of some government officials. They noticed that up to 75 Muslims attended Grace Church's Sunday services, over one-quarter of those in attendance. Church leaders say they do not target Muslims but serve all in need, regardless of religion.
No Jordanian law prohibits evangelicals from practicing their faith, but traditional interpretations of Islam prohibit apostasy, or leaving the faith.
"I wasn't the most popular person for many years, but with the current [ISIS] crisis maybe they felt more bold in making this move," Miller said.
GID officials appear to have set up the pastor for deportation. In September two intelligence officers came to Grace Church and told him they would offer their protection from fundamentalist Muslims. On the way out, one asked if he could take an Arabic Bible.
On Oct. 23 Miller got a call from the U.S. Embassy, informing him that the Jordanian Intelligence Department filed a complaint against him for distributing Bibles and threatening the Islamic country's "national unity." He was then called in for his meeting, handcuffed, and led to a jail cell.
"At the jail they immediately asked, 'Where is your passport? Do you have money for plane tickets?'"
Miller believes that they will continue to arrest and deport members of Grace Church until it shuts down.
A retired Jordanian official with ties to the Royal Court told World Watch Monitor that the reason for Miller's deportation was likely that he ignored the sensitivities of Muslims by preaching to them.
"Miller did not play by the rules there. It is a delicate situation. We need to play by the rules even if we cater [to] refugees from Iraq and Syria," said the former Minister of the Royal Court.
A Jordanian church leader who spoke with World Watch Monitor said the government deported Miller in a clumsy attempt to protect him. Jordan's security apparatus has cracked down on its homegrown militants and radical Islamists Located in downtown Amman, Grace Church is known to any would-be terrorists.
"Their desire is to protect him, but they could have done it in a much better fashion," he said. "They could say, 'Your life is in danger, please leave,' not just arrest him and treat him like a criminal. This is not the Jordan we know."
The Jordanian church leader also suggested that the decision to deport Miller came from high up within the Jordanian military structure. A lone lieutenant with a strong Muslim background could not have made the call to deport a foreigner on his own, he said.
Jordan's eviction of Miller resembles a similar incident in 2007, when the government deported 27 foreign evangelical missionaries, seminary students, pastors, and teachers. The forcibly evicted Christians said intelligence officers questioned them about evangelizing Muslims.
In 2003 Amal Bijani, the Arab pastor of Grace Church who preceded Miller, was also arrested. He was deported before the beginning of America's invasion of Iraq. Sources told World Watch Monitor that Jordan's intelligence service likely did this when they thought the international media and human rights watchdogs were too distracted to notice.
Although long hailed as a model for tolerance in the Middle East, Jordan's government has faced pressure from three sources for the last year: the strain of hosting a million Iraqi and Syrian refugees, turmoil in surrounding nations caused by ISIS, and radical Islam within the nation. Approximately 2,000 Jordanians have fought in Syria for Islamic militant groups, according to the London-based International Center for the Study of Radicalization.
In June, King Abdullah amended a tough anti-terror law to criminalize open activity or recruitment for ISIS. Under the amendment, dissidents and Islamists alike have been arrested without charges. https://www.worldwatchmonitor.org/2014/11/article_3476855.html/
Syrian Christians have wedding despite IS threat

Just 15 miles away from territory now occupied by Islamic State, the Syrian Christians of Qamishli gathered in the Church of the Holy Virgin for the wedding of Malek Aissa and Ilana Hacho.

At the wedding priests told the Independent how IS has brought their church to its knees.

The city Qamishli is isolated in the far north-east of Syria; the land to the east is defended by armed Syrian Kurds, but the Turkish border is closed, and the rest area is held by IS.

About 3,000 Christians have left the city and now 5,000 remain but many of them are talking of leaving.

"When the Christians had to flee Mosul and the valley of Ninevah, the Christians here thought that what happened in Iraq would happen here in Qamishli," said Syrian pastor Fr Saliba who told the Independent he has already lost almost half of his own parish.

Source: The Independent

Nigergian army back in control of Chibok

The Nigerian army has retaken Chibok after it fell to Boko Haram militants on 13 November.

A local official told Al Jazeera that vigilantes joined forces with the army to push back Boko Haram militants two days after their attack, but added that the town is still not safe for residents to return.

"At the moment Boko Haram are out of town," but, the official added, that they "don't know what will happen next."

Thousands of Chibok residents fled to the safety of the garrison town of Damboa, 22 miles to the north.

Source: Al Jazeera, BBC
Boko Haram seize Chibok

Boko Haram militants have seized Chibok, the Nigerian town where they abducted more than 200 schoolgirls earlier this year.

Fleeing residents told the BBC that militants attacked and took control of the largely Christian town on Thursday. Over recent months Boko Haram has repeatedly attacked nearby villages.

Security forces ran away when the insurgents attacked, according to Ali Ndume, a Borno state senator.

Enoch Mark, a Christian pastor whose daughter and niece are among the 219 girls still being held, told the news agency, AFP on Friday that Boko Haram 'are in control' of the town.

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 'We're tired, so tired...there's so much to do and we're only human'
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 India minister says no special caste status for Christians
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 Malatya murder trial defendants exploit Turkish government 'witch-hunt'
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https://www.worldwatchmonitor.org/
 Jailed Egyptian convert awaits appeal hearing
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Perché sono tutti contro Asia Bibi?
Come è possibile condannare a morte per blasfemia una donna se non esiste neanche una prova? Corrado Paolucci Like Aleteia
Il racconto del marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, è emblematico.
Ashiq, come racconta Tempi.it (20 ottobre), era presente in aula quando il giudice di appello ha confermato la condanna a morte per la cristiana accusata ingiustamente di blasfemia. A colloquio con la ong British Pakistani Christians, l'uomo rivela i dettagli della drammatica vicenda: «c'era anche un gran numero di imam e leader islamici che gridavano in continuazione: "Blasfemi!" e "Uccidetela!"».
Giudici sotto pressione
Una testimonianza che mostra quanto i giudici fossero sotto pressione degli estremisti islamici, che più volte hanno minacciato di morte e perfino ucciso fuori dal tribunale avvocati, imputati e giudici. «Questo processo di appello era un raggio di speranza ma il rigetto dell'appello ha distrutto la mia fiducia nel sistema legale pakistano». Ashiq ha poi aggiunto: «Non ho detto ai miei figli della sentenza della corte. Come potevo? Sono troppo spaventato della loro possibile reazione. Già adesso sono tutti molto depressi: ci aspettavamo infatti che a breve sarebbe tornata a casa».
Ora c'è ancora una possibilità per Asia Bibi ed è la Corte suprema: «I miei legali sono estremamente fiduciosi che la Corte suprema annullerà questa sentenza» conclude il marito.
E si spera che la Corte possa farlo "prendendo in considerazione tutti gli aspetti del caso". Lo scrive in un appello la Commissione per i diritti dell'uomo del Pakistan (Hrcp), autorevole ong che ha avuto i suoi martiri nella battaglia ingaggiata contro la legge anti-blasfemia, utilizzata spesso contro i cristini, come nel caso di Asia Bibi. In un comunicato la Commissione sostiene che "il risultato dell'appello di Asia Bibi all'Alta Corte ha deluso molti ed ora tutti gli occhi sono puntati sulla Corte Suprema". "Il Pakistan - si dice ancora - è in una situazione difficile perché la legge sulla blasfemia, ed il modo in cui viene applicata, non sono stati sottoposti ancora ad una necessaria revisione. (Avvenire, 21 ottobre)

Ma come è possibile condannare a morte per blasfemia una donna, se non c'è neanche una prova?
http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/articolo/perche-sono-tutti-contro-asia-bibi-5271303732854784?utm_campaign=NL_It&utm_source=daily_newsletter&utm_medium=mail&utm_content=NL_It-22/10/2014
Su questo punto è intervenuto Haroon Barkat Masih, direttore della "Masihi Foundation", impegnata in Pakistan per il miglioramento della vita dei cristiani e anche nella difesa di cristiani ingiustamente accusati di blasfemia: "Ci sono troppi interessi in gioco dietro al caso di Asia Bibi. Troppi poteri forti e troppe pressioni che, alla fine, coprono e finiscono per calpestare la verità dei fatti", ha detto in un colloquio con l'Agenzia Fides. "La corruzione e il desiderio di sfruttare il caso per fini economici è un altro aspetto presente" aggiunge Haroon Barkat. Il direttore ricorda infine che alla Corte Suprema la sentenza di condanna può essere ribaltata e che, anche in caso di condanna, il Presidente del Pakistan avrebbe sempre potere di concedere la grazia.
http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/articolo/meriam-e-salva-e-asia-bibi-5870454833152000
LEGGI ANCHE ASIA BIBI, IL PUNTO SU UNA VICENDA ANCORA TERRIBILMENTE IRRISOLTA.
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http://italian.ruvr.ru/
Nel 2015 gasdotti collegati tra Ungheria e Slovacchia 8:10
Russia: basta giudizi sulla situazione ucraina basati solo su ipotesi 7:44
Sanzioni UE: nella lista anche i Leader di Donetsk e Lugansk 7:15
La NATO non vede gli sforzi di Mosca per stabilizzare la situazione Ucraina 6:37
Il Ministero degli Esteri francese: "Mistral" è ancora sotto la bandiera francese 6:00
Putin discute al Forum ONF lo sviluppo dell'economia russa 1:38
Kiev considera inutile un nuovo accordo di pace sul Donbass 1:15
Mosca è preoccupata per la morte di civili in Siria per attacco USA all'ISIS 0:47
Ministero degli Esteri della Finlandia: inappropriate nuove sanzioni contro la Russia 0:14
La Corte Suprema vieta in Russia il "Settore destro" 23:34
Espulso dalla Russia un dipendente dell'Ambasciata tedesca a Mosca 22:59
La Repubblica Ceca sostiene le sanzioni UE contro la Russia 22:25
http://italian.ruvr.ru/
Ucraina, sanzioni, UE: intervista del presidente Putin alla Tv tedesca ARD
Nell'intervista al canale televisivo tedesco ARD, Vladimir Putin ha risposto alle domande sulla situazione in Ucraina, sulle sanzioni e sui rapporti della Russia con l'Ue. L'intervista è stata registrata il 13 novembre a Vladivostok. (Pubblicata con tagli.)
Il G20 di Brisbane finisce con un pareggio
Il G20 di Brisbane finisce con un pareggio
Vladimir Putin è soddisfatto dei risultati del G20. Secondo il presidente russo, il vertice è stato ricco di contenuto e si è svolto in un clima benevolo. Putin l'ha dichiarato nel corso della sua conferenza stampa dedicata ai risultati del G20 terminato a Brisbane, in Australia.
"Rivoluzione arancione", dieci anni di delusione
http://italian.ruvr.ru/
La "rivoluzione arancione" in Ucraina è diventata ormai sinonimo di delusione totale. Dieci anni fa a Kiev iniziarono le proteste, ma già un anno dopo gli ucraini non riuscivano quasi a ricordare perché erano scesi in piazza. Dei leader di questa "rivoluzione" oggi non si usa parlare.